HELL ON WHEELS | Stagione 4 | Riflessioni sulla serie western della AMC

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Hell on Wheels è una serie tv della AMC (la stessa tv via cavo che ha trasmesso Mad men, Breaking bad, The walking dead e The killing) di ambientazione western. In italia stiamo vedendo la quarta stagione, ce ne sarà una quinta e ultima nel 2016. Non amo molto le serie tv (e di questo vi parlerò nella prossima puntata), ma ho seguito con interesse la serie trasmessa da Rai Movie fino a questa quarta stagione, che, a mio avviso,  insieme alla prima è la migliore. Quella che segue non è una recensione ma una riflessione sulle qualità.

hellHell on wheels, l’inferno su rotaie, racconta la costruzione  della ferrovia da est a ovest degli Stati Uniti da parte della Union Pacific Railroad, la transcontinentale del centro-nord degli Stati Uniti che aveva lo snodo fondamentale a Cheyenne la magic City of the Plains (magica città della pianura) tra le Grandi Pianure e le Montagne Rocciose, costruenda città dove sono ambientate le vicende dei protagonisti e sogno dei tanti immigrati. La città nasce intorno alla costruzione della ferrovia e accoglie imprenditori, banditi, prostitute, soldati dell’unione, ex schiavi, avventurieri e emigranti del vecchio continente.

Perché questa serie è davvero interessante? Perché racconta, con intenzione e in modo documentato quello che è stato o meglio come è nato il sogno americano. Ma racconta anche quell’irrequietezza, quel desiderio di muoversi che è proprio degli americani, l’ideologia della frontiera ma anche il desiderio di farcela…di raggiungere via rotaie una felicità possibile e quando non si riesce provare da qualche altra parte.

Vedevo nei loro occhi qualche cosa che avrei rivisto tante volte in ogni parte del paese…un desiderio rovente di andare, di muoversi, di mettersi in cammino” (J. Steinbeck). La stessa irrequietezza che colpì Tocqueville durante il suo viaggio americano, il quale attribuiva alla uguaglianza sociale l’impossibilità a stare sempre nello stesso posto “per paura di perdersi la via più breve per la felicità“.

La serie è ambientata nel 1865, un anno dopo Sand Creek e dieci anni prima della battaglia del Little Bighorn (la sconfitta più bruciante e mai dimenticata dagli americani). L’insicurezza del territorio, l’ambizioso progetto di raggiungere la costa orientale, la libertà, la precarietà della vita sono alcuni degli elementi di questa serie. E’ buona anche la documentazione storica.  Il personaggio di Eva, la ragazza tatuata interpretata da Robin McLeavy è ispirata a Olive Oatman rapita dagli indiani Yavapai che la vendettero per due cavalli e tre coperte (riferimento che compare in una delle scorse puntate).

Olive Oatman
Olive Oatman
Eva Toole - Robin McLeavy
Eva Toole – Robin McLeavy

Le vicende di Cullen Bohannon, interpretato dal bravissimo Anson Mount,  e degli altri protagonisti raccontano come un paese possa crescere, migliorare e imparare dal passato ma anche come la democrazia possa essere costruita su morte e conflitti senza che questi vadano a inficiarne il valore, che i termini “buono” e “cattivo” possono avere varie sfumature, che sudare e mettere una traversa dopo l’altra non costruisce solo un binario ma molto di più, ma anche che si può perdere tutto e ricominciare daccapo.

Anson Mount

Le puntate inedite della quarta serie sono 13, il lunedì sera alle 21:15 andranno in onda su Rai Movie le puntate 7 e 8. Se non vi ho ancora convinti a seguirla vi suggerisco di ascoltare il tema musicale a cura di Kevin Kiner e Gustavo Santaolalla.

Ornella Gaudio

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Amo le parole e ne subisco il fascino, ancora di più se stampate su carta. Leggo per leggere e scrivo per scrivere. Molta della letteratura che mi piace leggere è stata scritta nei primi 50 anni del secolo scorso.

2 Comments Join the Conversation →


  • Nicola Altieri

    Recupera Deadwood della HBO, ti piacerà sicuramente, un vero capolavoro, in assoluto e del genere western televisivo in particolare.

    • Ornella Gaudio

      Non la conoscevo, la cercherò